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Roba dell'altro secolo
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.. i racconti scritti dai miei amici che raccontano di come si viveva nell'altro secolo..
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I nostri indirizzi
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.. ecco i nostri amici che potete andare a visitare..
Eccovi tante belle pagine da vedere..
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Ai fornelli
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.. venite a vedere come si cucina da noi..
La scuola di cucina dell'Osteria La Gramola

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Si va in giro
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.. ci sono tanti piccoli posti da vedere, e io vi ci posso portare..
Sentite che belle girate..
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Monteriggioni
Monteriggioni è famosa per la cerchia delle mura con le sue 14 torri, che è tra quelle conservate meglio in tutta Italia, e anche l'Alighieri ne parla nella Divina Commedia colla lingua di una volta. Se ci passate vicino di notte, con la bella illuminazione che gli hanno fatto, sembra sospesa a mezz'aria, come un castello di fate. E invece dentro le mura ci sono gli orti tutto intorno perché durante gli assedi dei Fiorentini ai Senesi la gente coltivava le patate e le cipolle e teneva le galline per non morir di fame.
Dopo gli orti ci sono le case e in mezzo la piazza con la chiesa parrocchiale col campanile che suona la mattina, a mezzogiorno e al tramonto.
Quando c'erano gli assedi, è capace che suonava più spesso, per segnalare quando c'erano gli attacchi, e dice che i torrini delle mura furono abbattuti dagli abitanti medesimi, perché quando li colpivano con le catapulte o coi cannoni, gli cascavano tutti i calcinacci addosso.
Poi furono ricostruiti verso l'inizio del secolo, e siccome lo fecero per far fare bella figura al paese, le torri le ricostruirono solo dalla parte della strada che allora era la Cassia e quindi son solo dalla parte ad ovest di Monteriggioni. Peccato che oggi invece la strada più frequentata è la superstrada Siena-Firenze che passa dall'altra parte, ad est, proprio dove i torrini non ci sono. Ma tanto è bella uguale..
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Abbadia Isola
Vicino a Monteriggioni, che volendo ci si va a piedi in un oretta, si trova una bella chiesa che ci ha anche un nome un po' strano e che si chiama Abbadia Isola. Si chiama così non per via del mare, che da noi è parecchio lontano, ma perché verso il Mille, qui era tutta una palude e la chiesa col monastero stavano in mezzo proprio come un'isola. Anche ora se ci andate, vedrete che i campi tutto intorno alla chiesa sono piatti piatti, e sono coltivati a grano o a foraggio o a girasoli. Di alberi ce n'è tre di numero, perché il terreno è rimasto argilloso e qui non ci attaccano. Se ci andate di Luglio, quando è pieno di girasoli che sono proprio una bellezza, potete farci delle belle passeggiate in mezzo, tra le strade dei campi, senza fatica, con la chiesa alle spalle e Monteriggioni davanti. Se avete qualche figliolo che deve imparare ad andare in bicicletta questo è proprio il posto giusto.
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Colle Val d'Elsa
Come dice il nome questo paese si trova sull'Elsa che è un discreto fiume che va a buttarsi nell'Arno. Sull'Elsa ci sono tanti paesi, come Poggibonsi o Certaldo, ma Colle con questo fiume ci ha fatto tutto un lavoro speciale. Infatti fin dai tempi dei tempi, dice ancor prima dell'anno Mille, i colligiani trovarono il sistema di sfruttare l'acqua dell'Elsa costruendo dei canali che prendevano l'acqua e la mandavano dove pareva a loro, e scorreva così veloce che faceva girare le macchine. Questi canali si chiamano anche oggi gore e a Colle ne furono costruite due grandi che si chiamavano la Lombrandina, che passava sotto Spugna, dove c'è la chiesa, e la gora di Piazza, che, come dice il nome, passava dalla Piazza. A quei tempi che durarono fino al milleottocento, a Colle ci vennero un bel numero di cartiere e di lanifici, per non parlare dei mulini e Colle era famosa per la sua carta. Ora le gore son quasi tutte coperte e vuote perché erano pericolose, che l'acqua ci scorreva parecchio veloce e se ci cascavi dentro di certo non ti ririzzavi. Uno dei posti dove si può ancora vederle è ai lavatoi in via Pieve in Piano che sono stati usati fino a pochi anni fa, finchè non son venute le lavatrici. I colligiani hanno smesso di fare la carta e ora lavorano il cristallo, e invece che a stare al fresco e all'umido delle gore, si piglian di belle caldate davanti ai forni roventi.
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Poggibonsi

Poggibonsi, oltre al nome davvero particolare, ma che in fondo vuole solo dire Poggio Bonizzo, cioè Poggio Buono, ha anche una storia di molto originale. Questa cittadina è col suo comune il limite a Nord della provincia di Siena, dopo comincia la provincia di Firenze. Dovete sapere che anche verso l'anno Mille era più o meno, la stessa cosa, ma allora voleva dire guai. Poggibonsi, lungo l'Elsa allora era chiamata col nome di Borgo Marturi, che ora è rimasto a una strada, e Poggio Bonizzo era, come si capisce, su un colle poco lontano. Dice che era un paese nuovo, costruito per potersi difendere meglio che nel vecchio borgo in basso, e era pieno di chiese e di fontane e ci aveva anche un bel mercato pieno di cose belle e buone. Ma i poggibonsesi ebbero la sventura d'averci un carattere ribelle, e preferivano allearsi coi senesi che obbedire a Firenze e, dai oggi, dai domani, alla fine, dopo poco più di cent'anni che esisteva, Poggibonsi venne completamente distrutta dai fiorentini nell'anno 1270 e di allora, c'è rimasta solo la Fonte delle Fate. Sicchè gli abitanti sopravvissuti tornarono al vecchio Borgo Marturi, che tanto per come aveva funzionato la difesa del poggio potevano anche stare in piano. Però almeno si portarono dietro il nome e se lo son tenuto fino ai giorni nostri.
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