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indietro | avanti ...la magione di San Giovanni al ponte
Dunque, devi sapere che..

La magione di San Giovanni al ponte a Poggibonsi

    ..la magione di Poggibonsi, che risale ai primi anni del Mille, si presenta con le tipiche caratteristiche di ogni magione: con la chiesa, il pellegrinaio ed il convento. Anche se nel perimetro esterno si trovavano due ingressi alla corte interna della magione, il pellegrino, probabilmente, entrava direttamente in chiesa, per soddisfare la sua prima necessità di tipo spirituale: ringraziare per essere arrivato sano e salvo fino a quella tappa e chiedere protezione e benedizione per il tratto di cammino che ancora doveva percorrere. Dai due ingressi invece si giungeva alla corte interna, dove generalmente si trovava il pozzo. Questo era molto importante per chi viaggiava, perché una volta arrivati in un luogo ospitale e sicuro, si poteva finalmente attingere l’acqua per lavarsi, bere in abbondanza e con tranquillità, uomini e animali, e fare una buona scorta.
    Una volta soddisfatte le prime, urgenti necessità spirituali e fisiche, ci si poteva avvicinare di fronte alla chiesa, dove si trovavano i locali che costituivano il pellegrinaio. Qui ci si sistemava per la sosta, divisi tra uomini e donne, per mangiare e per dormire. Arrivando al pellegrinaio, il pellegrino incontrava spesso un monaco della magione, l’hospitalarius, cioè potremmo dire l'ospitante, un monaco con il compito di accogliere i pellegrini tamquam Christus, come Cristo. La regola prevedeva che egli mantenesse un contegno affabile e sorridente, di piacevole conversazione e di facile contatto, anche quando chi arrivava mostrava atteggiamenti provocatori o di volgare prepotenza. Ma più spesso il pellegrino arrivava stanco e spossato e l’hospitalarius gli offriva un clima di accoglienza e serenità per ritrovare nuove energie e nuove motivazioni nel cammino spirituale.
    A via francigena B ponte per Poggibonsi C ingresso all'ospizio D pellegrinaio e residenza dei monaci E corte F cappella G capanna settecentesca 1 lastre di pietra con la croce gerosolimitana 2 ingresso principale 3 ingresso dei pellegrini 4 ingresso dei monaci 5 parte riservata ai monaci 6 parte riservata ai pellegrini e viandanti.

    In uno stanzone al primo piano invece si trovava un locale che offriva ricovero e assistenza per chi arrivava alla magione in stato di malattia, per i vecchi e per i sofferenti. Vi si recavano inoltre quelli che avevano deciso, spesso senza altre possibilità, di trascorrere alla magione l'ultimo periodo della propria vita, per essere assistiti nel momento del trapasso, e per avere messe e preghiere per la propria anima dopo di esso. A queste persone si dedicavano dei monaci preposti detti infirmarii, cioè infermieri. Gli infirmarii che dovevano essere disponibili e solleciti, si occupavano un po' di tutto quello che c'era da fare: lavavano e curavano le ferite con le erbe medicinali da loro stessi coltivate nell’orto della magione, tenevano il braciere acceso per il caldo e sorvegliavano il lume durante la notte, si occupavano di ciò che i malati dovevano mangiare e bere, preparavano impiastri e decotti e tutto ciò che allora era conosciuto per curare le persone.
    Infine c’era il convento, cioè la residenza dei monaci, con annessa la cucina, il refettorio e la dispensa. La vita dei monaci e di chi sostava nella magione era scandita da ritmi rigidi e regolari, dove gli spazi e i tempi erano dedicati quasi esclusivamente al bisogno, alla sofferenza, al dovere e alla preghiera.
    I cavalieri-monaci si occupavano di tutto quello che era necessario per portare avanti la magione. C'era chi organizzava i rapporti con i contadini, con i boscaioli, i carbonai e con tutti gli altri fornitori della magione. C'era chi provvedeva agli uffizi religiosi e i monaci che pensavano a ricevere e sistemare i forestieri. Gli infirmarii e gli hospitalarii, con i loro inservienti, pensavano alle pulizie, a portare cibo e bevande ai pellegrini, a consigliare il cammino per la giornata successiva. Ognuna di queste attività era svolta in armonia con le altre, per fare in modo che tutte le persone che si trovavano a contatto con la magione potessero accrescere il loro benessere spirituale e materiale, per rendere la magione stessa uno strumento della misericordia di Dio.

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